San Leopoldo Mandic

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12 MAGGIO: SAN LEOPOLDO MANDIC DA CASTELNUOVO

 

Bogdan (Adeodato) Giovanni nasce il 12 maggio 1866 a Herzeg Novi (Castelnuovo) in Dalmazia. A sedici anni entra nel seminario dei Cappuccini di Udine. Il 2 maggio 1884 indossa il saio nel noviziato di Bassano del Grappa (Vicenza) assumendo il nome di fra' Leopoldo.

Il 18 giugno 1887 sente per la prima volta la voce di Dio che lo chiama a promuovere il ritorno dei cristiani orientali separati nella Chiesa di Roma. Emette la professione solenne a Padova nel 1888. A Venezia il 20 settembre 1890 viene consacrato sacerdote.

Piccolo di statura, è alto un metro e quaranta, curvo, con l'artrite alle mani e difficoltà nel parlare, è tra i pionieri dell'ecumenismo e un gigante del confessionale. Voleva andare in Oriente per corrispondere alla voce di Dio e per due volte, quando lo mandano a Zara e a Capodistria, crede di poter assecondare il suo sogno. Ma il Signore aveva preparato per lui un campo missionario più esteso delle terre d'Oriente. Richiamato in Italia, dal 25 aprile del 1909 fino alla morte è confessore nel convento di Padova.

Durante la guerra del 1915-18, essendo cittadino dell'impero asburgico, allora in guerra contro l'Italia, dovette trasferirsi esule volontario nei conventi di Tora (Caserta), Nola (Napoli) e Arienzo (Caserta). Nel 1923, dopo che l'Istria e il Quarnaro furono annessi all'Italia, padre Leopoldo fu destinato come confessore a Zara.

Sembrava che la missione in Oriente stesse per realizzarsi, ma la sua partenza aveva inquietato una folla di penitenti che chiesero al vescovo di Padova, mons. Elia Dalla Costa, di far richiamare il piccolo frate.

Padre Leopoldo passerà trentatré anni crocefisso in una celletta di due metri per tre del convento dei Cappuccini di Padova dispensando, fino a dodici ore al giorno, la misericordia di Dio alle anime dei penitenti. Il suo Oriente divenne così ogni anima che andava a chiedere il suo aiuto spirituale. Lo capisce anche lui che finirà per dire: «Il mio Oriente è qui, è Padova».

S. Leopoldo Mandic Tutta la ragione della mia vita dev'essere questo disegno divino, cioè che anch'io, a modo mio, porti qualche cosa affinché un giorno, secondo l'ordine della divina Sapienza, che tutto dispone con fortezza e soavità, i Dissidenti orientali ritornino all'unità cattolica.

Devo essere sempre disposto a lavorare. Noi siamo nati per la fatica e ci riposeremo in paradiso. Io sono chiamato per la salvezza della mia gente, cioè della gente slava, e insieme sono chiamato per la salvezza delle anime specialmente nell'amministrare il sacramento della penitenza.

S. Leopoldo Mandic

Alla fine del 1940 la sua salute va peggiorando. Nell'aprile del 1942, ricoverato in ospedale, gli riscontrano un tumore all'esofago. Rientrato in convento continua a confessare fino al mattino del 30 luglio quando muore, dopo aver tentato di vestirsi per celebrare la Santa Messa.

La celletta-confessionale di san Leopoldo Mandic, il 14 maggio 1944, due anni dopo la sua morte, fu risparmiata da un'incursione aerea degli alleati anglo-americani così come lo stesso santo aveva predetto: «La chiesa e il convento saranno colpiti dalle bombe, ma non questa celletta. Qui Dio ha usato tanta misericordia alle anime: deve restare a monumento della sua bontà».

Il 2 maggio 1976, a trentaquattro anni soltanto dalla morte, Paolo VI dichiarava padre Leopoldo "beato" e il 16 ottobre 1983 Giovanni Paolo II lo inseriva nell'albo dei santi [Foto].

Frati Cappuccini Assisi