San Felice da Nicosia

Stampa PDF
2 GIUGNO: SAN FELICE DA NICOSIA

 

Giacomo Amoroso nacque a Nicosia il 5 novembre 1715 da una famiglia economicamente povera, ma ricca di timor di Dio. Il padre Filippo Amoroso faceva il ciabattino e la madre Carmela Pirro badava alla numerosa famiglia. Giacomo presto imparò il mestiere e così il padre lo affidò alla più rinomata calzoleria della città.

Giovanissimo entrò nella congregazione dei "Cappuccinelli" presso il convento dei frati cappuccini di Nicosia e quando ebbe compiuto i diciotto anni, nel 1733, chiese di essere accolto nell’Ordine come fratello laico. Il Provinciale, però, a causa delle condizioni economiche precarie della sua famiglia, alla quale era fondamentale il suo contributo, ne respinse la richiesta.

Dieci anni dopo, nel 1743, quando i suoi genitori erano oramai morti, venne ammesso al noviziato nel convento di Mistretta con il nome di fra’ Felice, come il primo santo dell’Ordine dei Cappuccini, fra’ Felice da Cantalice, modello di semplicità e di letizia francescana per tutti i fratelli laici. Alla fine dell’anno di noviziato, fatta la professione, fu destinato al convento del suo paese di origine, Nicosia, dove rimase per 43 anni, fino alla morte.

In convento esercitò vari incarichi: portinaio, ortolano, calzolaio, infermiere, questuante. Si definiva «u sciccareddu», l'asinello, che tornava in convento, come i carrettieri, carico dei frutti della questua.

Aveva una particolare predilezione per i bambini ai quali dava una noce, tre nocciole, cinque fave, dieci ceci, per istruirli sul Dio Uno in Tre Persone, sulle cinque piaghe di Gesù Crocifisso e sui dieci comandamenti.

Se per strada incontrava poveri con carichi di legna o di altre cose particolarmente pesanti dava loro volentieri una mano. Serviva gli ammalati, ogni domenica faceva visita ai carcerati e cercava sempre di fare qualcosa per i più bisognosi. Il suo guardiano, che era anche suo padre spirituale, lo trattava spesse volte con durezza umiliandolo con nomignoli quali «fra' Scuntentu», poltrone, ipocrita, gabbatore della gente, santo della Mecca e fra’ Felice rispondeva sempre dicendo «sia per l'amor di Dio».

San Felice da Nicosia I poveri sono la persona di Gesù Cristo, e si devono rispettare. Riguardiamo nei poverelli e negli infermi lo stesso Dio, e soccorriamoli con tutto l'affetto del nostro cuore e secondo le proprie nostre forze. Consoliamo con dolci parole i poveri ammalati e prontamente rechiamo loro soccorso. Non cessiamo mai dal correggere i traviati con maniere prudenti e caritative.

S. Felice da Nicosia

Spesso per le preghiere di fra’ Felice avvenivano grazie ed eventi miracolosi che non facevano altro che accrescere la sua fama di santità.

Verso la fine del mese di maggio del 1787 mentre era nel suo orto si accasciò senza più forze. Dopo alcuni giorni passati raccomandandosi a «mani ‘nchiuvati», ossia a san Francesco, e alla Madonna, chiese al superiore l'obbedienza di morire. Morì il 31 maggio del 1787.

Fu dichiarato Beato da papa Leone XIII il 12 febbraio 1888. Papa Benedetto XVI, nella sua prima cerimonia di canonizzazione, lo ha proclamato santo il 23 ottobre 2005 in piazza San Pietro.

Frati Cappuccini Assisi