San Crispino da Viterbo

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19 MAGGIO: SAN CRISPINO DA VITERBO

 

Pietro Fioretti nacque a Viterbo il 13 novembre 1668 dai coniugi Ubaldo Fioretti e Marzia Antoni. Il padre Ubaldo muore lasciando il figlio orfano ancora in tenera età.
A prendersi cura del bambino provvederà lo zio paterno Francesco che gli consentirà di frequentare con profitto le scuole primarie presso i gesuiti, per poi accoglierlo come apprendista nella sua bottega di calzolaio.

Il 22 luglio 1693, a venticinque anni, Pietro indossa l'abito cappuccino nel convento della Palanzana di Viterbo assumendo il nome di fra' Crispino. Dopo l'anno di noviziato dimorò fino al 1709 in vari conventi del Lazio (Tolfa, Roma, Albano, Monterotondo) dove vi eserciterà gli umili e gravosi uffici di cuciniere, infermiere e ortolano.

Dal 1710 è trasferito nel convento di Orvieto come questuante. Il suo peregrinare per le campagne orvietane durò quasi quarant'anni con due sole brevi interruzioni che lo portarono per alcuni mesi a Bassano e a Roma.

Di animo sereno e festoso si rese caro a ogni genere di persone. Prelati, nobili e dotti sollecitarono il suo consiglio, Papa Clemente XI ne amava la conversazione.

Favorito di carismi straordinari e di poteri taumaturgici sollevò, materialmente e spiritualmente, tante miserie umane. Scrisse anche molte lettere di esortazione e di conforto.

Vi sono poi molti aforismi attribuiti a fra' Crispino per mezzo dei quali egli scherzava allegramente su fatti e situazioni spesso penose, con un inesauribile senso di humour. A un tale, dispiaciuto di dare in elemosina una fiasca di vino buono, fra' Crispino dice: «Eh, che vuoi fare il sacrificio di Caino?».

Fra' Crispino non ammetteva nella sua vita le mezze misure, i compromessi. Esigentissimo con se stesso, aveva il coraggio evangelico di chiedere molto anche agli altri e particolarmente ai suoi confratelli.

Voleva che la vita religiosa fosse impegnata, austera, ricca di opere buone, lievitata da un continuo e dinamico fare penitenza.

San Crispino da Viterbo Mi sono rallegrato al sentire che abbracci di cuore le massime sante che ci ha lasciato il nostro amoroso Signore nel sacro Vangelo. Perché ivi si trova la sicura e certa strada per camminare secondo la sua santissima volontà, e ancora nel meditare la sua volontà, e ancora nel meditare la sua santissima Vita e Passione, che è la sicura scuola per non errare ed esercitare le sante virtù. E procuri quanto può, dal canto suo, di stare allegro nel Signore.

S. Crispino da Viterbo

Basta ascoltarlo: «Amiamo Dio di tutto cuore» oppure «tutto abbiamo da operare per amor di Dio». Rivolgendosi ad un confratello gli dichiara: «Se vuoi salvarti l'anima, hai da servare le seguenti cose: amar tutti, dir bene di tutti e far bene a tutti». E nelle difficoltà riprendeva vigore ripetendo a se stesso: «Tanto è il bene che mi aspetto che ogni pena m'è diletto».

Fiaccato da penitenze e da malattie durante l'inverno 1747-1748 cadde gravemente infermo e dovette lasciare definitivamente Orvieto diretto all'infermeria del convento della Santissima Concezione in Roma.

Quando, nel mese di maggio di due anni dopo, l'infermiere lo avvisò che la morte era ormai vicina, rispose rassicurandolo che non sarebbe morto il 18 maggio «per non turbare la festa di san Felice». Infatti morì il giorno seguente, 19 maggio 1750.

Fratello laico noto per le sue estasi contemplative Crispino da Viterbo venne beatificato il 7 settembre 1806 da papa Pio VII e canonizzato il 20 giugno 1982 da papa Giovanni Paolo II.

È stato il primo santo canonizzato a Roma da Papa Giovanni Paolo II, nell'VIII° centenario della nascita di san Francesco. Le sue spoglie mortali sono esposte alla venerazione dei fedeli in una cappella della chiesa dell'Immacolata Concezione in via Vittorio Veneto a Roma.

Omelia di Giovanni Paolo II

Messa per la canonizzazione del Beato Crispino da Viterbo.
Basilica di San Pietro - 20 giugno 1982. Leggi l'omelia ...

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