Dal 1525 - 1619

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Dal 1525 - 1619
dal 1619 - 1761
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dal 1984 - 1997
I Frati Minori Cappuccini
Sunto storico del loro primo secolo 1525 - 1619

Formano la grande famiglia francescana, la terza, sorta sul vigoroso tronco dei Frati Minori Osservanti nel 1525.

Caterina CyboLi animò uno spontaneo stimolo volto a rivendicare il diritto insopprimibile di osservare la Regola di frate Francesco alla lettera e nel suo pieno vigore. Questo fece Fra Matteo da Bascio († 1552) [Flores Seraphici], seguito da tre confratelli tutti provenienti dalla famiglia minoritica osservante, che fece il possibile per contenere l'emorragia; superato il carcere, fughe ed altre peripezie dei primi tre anni, per intercessione della duchessa di Camerino, Caterina Cybo nipote di Clemente VII, i "transfughi" ottennero la bolla "Religionis zelus", datata 3 luglio 1528, che è l'atto giuridico di nascita dei Frati Minori Cappuccini, così chiamati dal cappuccio piramidale cucito sul saio.

Inizialmente furono anche chiamati "frati minori della vita eremitica", in quanto invocavano a parametro, od esempio, la vita dei romitori o dei conventini della prima ora; presto però per il popolo furono "li scapuccini" (denominazione che li distingueva da "osservanti" e "conventuali"). In virtù di questo virtuale battesimo ricevuto dalla gente, sono stati chiamati "i frati del popolo".

L'espansione dell'ordine dei Cappuccini [Tabella] ha seguito dei ritmi sorprendentemente alti sia in Italia che nel resto d'Europa, tant'è vero che Papa Gregorio XIII, nel 1574, decretò che all'Ordine fosse lecito insediarsi in "Francia e in tutte le altre parti del mondo e di erigervi case, luoghi, custodie e province". I denominatori comuni risultavano uguali in ogni angolo della Terra. Attività sociali in favore degli infermi ed appestati; cappellani militari tra i soldati; testimonianza evangelica in favore di "infedeli ed eretici". Apprezzata fu anche la loro opera in diplomazia al seguito di re ed imperatori. Ma il loro punto di forza rimane la predicazione. Il cronista Bernardino da Colpetrazzo descrive con suggestione la forza ed anche l'attualità nel rivolgersi a quanti li ascoltavano: "…In guisa che, uscendo i cappuccini con questo predicar la scrittura con fervore, bisognò che tutti i predicatori di altre religioni, se volevano essere accettati, s'accomodassero a predicar le Scritture sacre […], e lasciar tante questioni e sottigliezze e tante filosofie; altrimenti predicavano alli banchi…".



Frati Cappuccini Assisi