Beato Innocenzo da Berzo

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28 SETTEMBRE: BEATO INNOCENZO DA BERZO

 

Giovanni Scalvinoni nasce a Niardo in Valcamonica (Brescia) il 19 marzo 1844. Pochi mesi dopo il padre morì stroncato da una polmonite fulminante. Giovannino trascorse la fanciullezza semplicemente, facendo propria la fede forte della gente di montagna. Studiò, fino al 1861, con ottimi risultati, nel collegio municipale di Lovere (Bergamo), dopodiché passò al seminario di Brescia. Fu ordinato sacerdote il 2 giugno 1867 a Brescia. Dopo due anni fu nominato vicerettore del seminario diocesano, ma venne rimosso dall'ufficio quasi subito perché assolutamente privo di autorità. Allora va a Berzo come vice-parroco.

La sua sete d'interiorità lo portava a desiderare di vivere in solitudine, tra preghiere e penitenze, e a guardare dall'altra parte della valle, dove svettava il campanile e la sagoma del romitorio cappuccino dell'Annunziata. Il 16 aprile 1874 don Giovanni, con il consenso del suo vescovo, bussa al convento dell'Annunziata di Borno (ora Cogno in Valcamonica) e inizia l'anno di noviziato tra i Cappuccini con il nome di fra' Innocenzo da Berzo.

Quattro anni più tardi, il 2 maggio 1878, emise la professione solenne e venne nominato vicemaestro dei novizi. L'incarico durò poco tempo perché la casa di noviziato nel novembre del 1879 fu trasferita a Lovere, mentre fra' Innocenzo rimase all'Annunziata. Tra il 1880 e il 1881 fu a Milano, dove fece parte della redazione della rivista "Annali Francescani". Anche questo incarico, però, durò poco tempo e già a giugno del 1881 ritroviamo fra' Innocenzo nella solitudine dell'Annunziata.

Il suo punto d'attrazione è il Tabernacolo, davanti al quale trascorre le notti in orante silenzio, e il Crocifisso, che lo sospinge alla meditazione continua della Via Crucis. Ha lasciato scritto nelle sue carte: «La maggior necessità che noi abbiamo è il tacere davanti a questo nostro gran Dio, così con l'appetito come con la lingua, la cui loquela - quella che egli ascolta più volentieri - è loquela taciturna d'amore».

I superiori nell'autunno del 1889 gli affidarono la predicazione degli esercizi spirituali nei principali conventi della Provincia: a Milano, ad Albino, a Bergamo, a Brescia. Lo sforzo gli compromette una salute già malferma e il 3 marzo 1890, a soli quarantasei anni, morirà nell'infermeria del convento di Bergamo. Pochi mesi dopo le sue spoglie mortali furono trasferite solennemente a Berzo, circondate già da una vasta fama di santità.

Beato Innocenzo da Berzo «Gesù è da tutti offeso nel mondo: tocca a me non lasciarlo solo nell'afflizione.
L'amore di Dio non consiste in grandi sentimenti, ma in una grande nudità e pazienza per l'amato Dio.
Non c'è altro mezzo migliore per custodire lo spirito che patire, fare e tacere.
Avrò gran desiderio d'esser soggetto a tutti e in orrore l'essere preferito al minimo.»

Beato Innocenzo da Berzo

La sua è stata una santità nascosta, sfuggente, costruita perseguendo la mistica dell'annichilimento di sé, fino a divenire un "amoroso nulla" come titola la rilettura biografica di fra' Innocenzo della scrittrice Curzia Ferrari.

Fu beatificato il 12 novembre 1961 da papa Giovanni XXIII. Un sentiero che porta al convento dell'Annunziata, da lui molte volte percorso per raggiungere varie località della Valcamonica, per confessare, predicare o fare la questua per i poveri, è oggi a lui intitolato. [Foto]

Omelia del Santo Padre Giovanni XXIII

Beatificazione di Innocenzo da Berzo.
Basilica Vaticana, Domenica 12 novembre 1961. Leggi omelia ...

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