Beati Agatangelo e Cassiano

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7 AGOSTO: BEATI AGATANGELO E CASSIANO

 

I due missionari cappuccini Agatangelo da Vendôme e Cassiano da Nantes, martirizzati a Gondar il 7 agosto 1638, sarebbero rimasti nell'oblio della storia se il cardinale Guglielmo Massaja non ne avesse raccolto le tradizioni orali ancora vive quando lui, nella seconda metà dell'Ottocento, fu a sua volta missionario in Etiopia.

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Francesco Noury nacque a Vendôme il 31 luglio 1598. Dopo gli studi classici nel 1618 entrò nel noviziato di Mans con il nome di Agatangelo. Ordinato sacerdote a ventisette anni, nel 1625, per qualche tempo prese parte alle missioni popolari del Poitou. Nel 1628 è inviato nelle missioni di Levante e nel 1629 giunge ad Aleppo in Siria. Studiò l'arabo con l'ideale di riavvicinare i Copti alla Chiesa Cattolica. Assisteva i mercanti occidentali e si adoperava per la liberazione degli schiavi cristiani. Spostatosi verso il Libano per il suo zelo fu soprannominato "l'apostolo del Libano". Nel 1633 gli fu affidata una nuova missione in Egitto. Qui lo raggiunse padre Cassiano.

Consalo Lopez-Neto nasce a Nantes, in una famiglia di mercanti portoghesi, insieme ad una sorella gemella, il 14 gennaio 1607. Fin da giovane amava ritirarsi nel silenzio della cappella dei Cappuccini, poco distante da casa sua. A sedici anni entrò nel noviziato del convento di Angers e il 16 febbraio 1623 veste il saio cappuccino con il nome di fra' Cassiano. Studiò a Rennes con lo stesso insegnante di padre Agatangelo e lì venne ordinato sacerdote. Prima di partire per l'Africa visse la dura esperienza della pestilenza che nel 1631-1632 infuriò in Francia prestando generosamente assistenza ai malati nell'ospedale della città. Rimasto illeso dal contagio e passata l'emergenza finalmente i superiori lo destinarono in Egitto, dove lo attendeva padre Agatangelo.

L'incontro tra i due futuri martiri avvenne ad Alessandria d'Egitto nel 1633. Con l'obiettivo di avvicinare a Roma la Chiesa Copta, Agatangelo e Cassiano studiarono la lingua gheez e instaurarono buoni rapporti col patriarca Matteo III che permise loro di celebrare nelle chiese del posto. A una restrizione della Congregazione di Propaganda Fide circa la celebrazione delle Messe nelle chiese locali non cattoliche, Agatangelo scrisse a Roma e ottenne il permesso di proseguire, vedendo in questo un modo di avvicinare le due confessioni religiose.

Nel 1638 il patriarca Matteo III nominò un nuovo arcivescovo per l'Etiopia, il monaco Arminio, che influenzato negativamente da un luterano di Lubecca, si opporrà ai due missionari. Giunti sull'altopiano eritreo, dopo aver attraversato il deserto della Nubia, Agatangelo e Cassiano furono imprigionati. Il 5 agosto furono condotti a Gondar davanti al negus Basilide. Il primate locale non li ricevette accusandoli di proselitismo. Per aver salva la vita avrebbero dovuto abiurare la fede cattolica, ma i due frati cappuccini difesero il proprio credo e padre Cassiano, che conosceva bene l'amarico, rinnovò, nella lingua locale, la propria professione di fede. Furono immediatamente condannati a morte per impiccagione. Ironia della sorte, mancando le corde, i due frati offrirono i loro cingoli e davanti ad una folla inferocita furono giustiziati. Ci fu poi la lapidazione e i loro corpi vennero coperti da un cumulo di pietre. Un autorevole personaggio abissino, di fronte a tanto coraggio, si fece cattolico. Gli abitanti di Gondar, quella notte, videro emanare da quelle pietre una grande colonna di luce.

La causa di beatificazione di Agatangelo e Cassiano ebbe esito positivo solo grazie all'impegno del cardinale Guglielmo Massaia (1809-1889), missionario in Etiopia per trentacinque anni. Il cardinal Massaja ritrovò le loro tombe, raccolse i documenti e le ancora numerose cronache trasmesse oralmente sul sacrificio dei due missionari francesi che furono quindi beatificati da S. Pio X il 1° gennaio 1905.

Frati Cappuccini Assisi