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Il TESTIMONE della “Reverse Mission”

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staffetta

Parlare di “testimone” ci porta all’idea del passaggio tra un corridore e l’altro, tra un atleta e l’altro, durante una corsa, una staffetta, in cui il vincitore non è il singolo, ma la squadra, in cui il merito della vittoria dipende dallo sforzo di tutti, nel nostro caso, non del singolo frate, ma di tutta la fraternità. Di fatto in questo breve articolo, vogliamo esprimere la nostra gioia e gratitudine al Signore per il dono dei nostri due “atleti” dell’Animazione Missionaria. Certo siamo consapevoli che uno termina una lunga ed impegnativa “corsa” mentre l’altro sta solo iniziando, ma l’importante è che i due si stanno passando - da veri fratelli! - il testimone! Stiamo parlando del conosciutissimo Fr. Valerio “… poco serio!” (ndr. ricordando così il titolo del libro di barzellette da lui scritto) e del giovane Fr. Carlos Acácio.

fr Valerio Di Carlo

Questo passaggio di testimone, però, non è uguale ad altri normali avvicendamenti del direttore del Centro Missionario, come quello avvenuto molti anni fa tra Fr. Marcello Falini e Fr. Valerio, ma ha qualcosa di grande, di bello, di una vera svolta epocale… perché?!
Nel 1990, Giovanni Paolo II nella Lettera Enciclica Redemptoris Missio circa la permanente validità del mandato missionario, scriveva: Cooperare alla missione vuol dire non solo dare, ma anche saper ricevere: tutte le chiese particolari, giovani e antiche, sono chiamate a dare e a ricevere per la missione universale e nessuna deve chiudersi in se stessa.

Già nel 1978, a Mattli, in Svizzera, anche i nostri cappuccini, celebrando il 3° Consiglio Plenario dell’Ordine, sul tema “Vita e attività missionaria”, scrivevano: L'autentica attività e cooperazione missionaria non è “a senso unico”. Anche le giovani chiese hanno un messaggio da offrire alle chiese antiche e alle nostre Province, arricchendole con i loro valori religiosi, culturali, sociali, politici, ecc.
Ecco, dunque, perché parliamo di svolta epocale: da anni nella Chiesa si cita frequentemente la “reverse mission” o “missione a rovescio”, ma in realtà solo oggi, finalmente, anche nella nostra Serafica Provincia Umbra, assistiamo con grande gioia alla realizzazione di questa auspicabile realtà!

fr Acacio Ferreira

La reverse mission si manifesta chiaramente in questo passaggio di testimone da un missionario italiano ad un giovane cappuccino brasiliano, figlio della missione in Amazzonia!
È un momento di profonda comunione ecclesiale e per noi francescani è un evento di autentica fraternità di cui possiamo gioire ed essere orgogliosi come cappuccini sia umbri sia amazzonici!
Ed anche tu che ora stai assistendo a tale svolta, puoi esclamare: anch’io sono un testimone di questo grande evento!

Infine, vorremmo concludere con le parole del Papa nella Redemptoris Missio, che sono un messaggio attuale per tutti noi frati e collaboratori laici, sia umbri sia amazzonici: Lungi dall'isolarvi, accogliete volentieri i missionari e i mezzi dalle altre chiese, e mandatene voi stesse nel mondo! Proprio per i problemi che vi angustiano avete bisogno di mantenervi in continua relazione con i fratelli e sorelle nella fede. Con ogni mezzo legittimo fate valere le libertà, a cui avete diritto, ricordandovi che i discepoli di Cristo hanno il dovere di «obbedire a Dio piuttosto che agli uomini» (At 5,29).

Assisi e Amazzonia

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Richiamo tra Assisi e Amazzonia tra Frati e Ra.Mi.

Alcuni anni fa Fr. Valerio di Carlo ha coniato un bellissimo e profetico slogan "Amazzonia chiama Assisi" seguito presto dal successivo… e "Assisi risponde!" Quest’estate 2013, di fatto, è trascorsa all’insegna di un intenso interscambio tra Assisi e Amazzonia. Vediamo sinteticamente…

All’inizio di agosto sono partiti per un mese otto Ragazzi Missionari (Ra.Mi.) di Assisi e dintorni (Evi ed Enzo in viaggio di nozze, Giulia ed Alessio, Roberto, Cristina, Benedetta, Leonardo) accompagnati dal giovane Fra Stefano Tavilla, anche lui cappuccino umbro che, però, è rimasto in missione per tutta l’estate. I due fidanzati, Giulia ed Alessio, ormai “veterani” del gruppo Ra.Mi., sono state le guide del gruppo per un mese, poi si sono fermati nella periferia di Manaus, collaborando con una giovane famiglia che accoglie i “meninos de rua” in casa. Ottobre, mese missionario, ha quindi concluso l’estate di interscambio con un’ulteriore esperienza missionaria compiuta da altri giovani umbri ed assisani (Daniele, Andrea, Silvia, Gianluca, Nicoletta…). Questo gruppo Ra.Mi. ha avuto due guide particolari: Andrea Lombardi e frate Enzo Francesco Maria. Il primo è uno dei fondatori assisani dei Ra.Mi. che su richiesta dei Frati dell’Amazzonia è stato inviato per un anno a collaborare nel progetto Kurupira a Santo Antonio do Içá con adolescenti e giovani a rischio sociale, principalmente attraverso il teatro educativo. Evidenziamo che è il primo missionario laico dei Ra.Mi. ad essere partito per un anno su richiesta dei cappuccini amazzonici… Il secondo, frate Enzo, è parroco di S. Maria Maggiore in Assisi e Definitore Provinciale: è partito proprio nella celebrazione dei 10 anni di Amazzonia dei Ra.Mi., principalmente motivato dal loro entusiasmo contagioso...

Nel frattempo abbiamo avuto ad Assisi la bella e numerosa presenza dei nostri frati missionari in Amazzonia e - come ormai tutti sappiamo - del giovane frate amazzonico, fr. Carlos Acácio che ha assunto la direzione del centro Missionario di Assisi… insomma avete capito che lo slogan di fr. Valerio, Amazzonia chiama Assisi è veramente profetico e attualissimo! Poche sere fa, in un momento di fraternità, dopo cena, Fr. Enzo ha condiviso alcune emozioni e racconti del viaggio, eccoli… «Atterrando a Manaus, mi son detto: tutto quello che per anni mi hanno ripetutamente raccontato, finalmente è qui sotto… ma subito, in poche ore, Manaus è riuscita ad infrangere, a polverizzare, l’idea fiabesca e romanzata della missione che mi ero costruito. Solo uscendo dall’aeroporto, infatti, per raggiungere la casa di Elaine e Tommaso, giovane coppia che accoglie i meninos de rua, mi sono sentito disorientato; tutto è diverso: negozi, strade, persone, clima… ma poi tutto ha riacquistato senso. Molte emozioni forti che si susseguivano (meninos de rua, lebbrosi, bimbi, paesaggi…) provocando stanchezza ed allo stesso tempo paura di tradurre queste nuove realtà in parole troppo banali. Poi l’incontro con la comunità della periferia (favelas) “David e Gildo” dove 10 anni fa i Ra.Mi. hanno realizzato il primo progetto, oggi in ottimo funzionamento. Là abbiamo celebrato la S. Messa insieme a Fr. Francisco Areque che ha animato il popolo con parole incisive ed entusiasmanti sulla dignità del battesimo. Poi la partitella a calcetto con i giovani a piedi nudi e tanti giochi con i bimbi…

Dopo 5 giorni siamo partiti in aereo per Tabatinga e lì il sorprendente incontro con il vescovo cappuccino, Dom Alcimar, che per due ore è stato serenamente con noi servendoci a tavola, ascoltandoci e introducendoci alla nuova realtà… poi il giorno dopo, con il motoscafo, sul fiume insieme a Fr. Stefano e Frei Francisco Freitas in direzione di Belém do Solimões. Approdando là, un intreccio di stupore, paralisi, paura, disorientamento, ansia, gioia, tristezza, adrenalina, disadattamento. Gli occhi di tutti su di noi, sorrisi e timidezza. Voglia di conoscerci e paura di farlo. Una nuova consapevolezza: qui non si gioca alla missione, qui la cosa è seria! Caldo afoso, insetti, strutture completamente differenti dal nostro modo di concepirle… ma poi, la sera, il fantastico bagno nel fiume insieme ai bimbi e giovani del villaggio… erano tanti anni che non giocavo così con i bimbi. Poi di nuovo in canoa, verso un villaggio ancor più all’interno della foresta, Nova Jutaì, e anche lì la fiaba della missione diventa realtà col suo fascino e fatica. Emozioni costanti e poi il grande dignitoso baratto: Santa Messa insieme, seguito dal dono spontaneo e reciproco tra magliette ed artigianato. La notte tutti sull’amaca nella piccola scuola costruita dai Ra.Mi. per il villaggio ticuna, condividendo e raccontandosi barzellette…

Di ritorno a Belém, Frei Freitas ci ha aiutato e ci ha dato l’opportunità di “stare” con i ticuna più che di “fare”… Prima di ripartire da Belém, una bimba si avvicina, dice due parole in ticuna poi ride, ripete il gesto… e ho sentito che l’Amazzonia mi stava semplificando! Ho sentito di apprezzare molto i miei fratelli missionari, come anche il giovane Andrea, Missionario dei Ra.Mi., ho contemplato il suo modo riguardoso di stare in mezzo a loro, di rapportarsi rispettando le loro tradizioni indigene… Il gruppo faticava, ma non smetteva di lottare per l’unità e ci hanno aiutato molto le condivisioni e la preghiera. Approdiamo a Santo Antonio do Içà dove ci siamo stretti in un profondo abbraccio con Frei Paulo Silva, con il quale ho condiviso il postnoviziato a L’Aquila e che da anni non rivedevo più… e di là col barcone per due giorni, navighiamo verso Manaus, con altre nuove fatiche. A Manaus abbiamo terminato ancora una volta con l’accoglienza meravigliosa dei frati, in particolare del Ministro Vice-Provinciale, frate amazzonico, Frei Assilvio. Lì abbiamo dovuto allentare la corda, passeggiando un po’ per la città: avevamo bisogno di tempo per riprenderci e metabolizzare il tanto ed intenso vissuto. Il bilancio dell’esperienza missionaria è stato estremamente positivo. Come gruppo siamo diventati una famiglia. Sono ormai contento ed orgoglioso di aver donato dei fratelli alla missione, mentre prima, nel mio intimo, pensavo di averli persi… Ho cercato di godermi ogni istante, ho vissuto le tante fatiche con il cibo, il clima, gli insetti, la cultura diversa… ho vissuto intensamente il rapporto con l’acqua argillosa come quella del Tevere, facendo il bagno, ho accolto la pioggia sulla testa che, in realtà, ci semplifica da inutili complicazioni, ma soprattutto ho compreso che qui tutto è bello, perché come in ogni vera missione, in ogni fratello e sorella, in ogni indios e caboclo, lì c’è Cristo per cui vale la pena dare la vita! Ancora alcune ultime emozioni ripensando all’incontro con due missionari.

Che gioia vedere la passione, l’innamoramento, l’entusiasmo per la missione del nostro giovane cappuccino fra Stefano e ascoltare il giovane sposo, Tommaso, mentre sotto il terribile ponte al centro di Manaus tra i “meninos di rua” esclamava: noi dobbiamo organizzarci, perché il male si organizza! Grazie Signore per il dono della Missione, grazie per il dono di fratelli e sorelle missionari!… e grazie anche ai Ra.Mi. per avermi coinvolto in questo incredibile viaggio!»

UNA CHIAMATA GLOBALE

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Manaus

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manaus

Manaus, capitale dello Stato, è situata sul lato sinistro del Rio Negro a pochi chilometri dalla sua confluenza nell'Amazzoni, a 1785 km dall'Oceano Atlantico. Il nome deriva dagli indios Manao che abitavano nella zona. Ha origine da un forte, costruito dai portoghesi nel 1669, per bloccare eventuali sorprese spagnole dal nord, lungo il Rio Negro. Quando vi giungono i nostri nel 1909 è già una città di varie decine di migliaia di abitanti, con un certo benessere e adeguato decoro urbanistico, essendo capitale dello Stato e centro internazionale del commercio della gomma.

I cappuccini celebrano nella chiesa di São Sebastião, costruita nel cuore della vecchia città, nel 1870 dal Prefetto Apostolico fra Gesualdo Marchetti dei frati minori italiani - allora in quelle zone - ed è parrocchia dal 1912. Pur essendo destinati all'Alto Solimões, i frati conservano tale residenza come punto di appoggio alla missione e luogo di ristoro per i missionari stanchi o malati. Successivamente, col dilatarsi della città, costruiscono il Santuario di Nossa Senhora de Fatima, donato ai Pallottini americani nel 1974, e le chiese di Nossa Senhora de Nazareth e S. José em Campo Sales, ambedue affidate gratuitamente ai missionari del PIME, negli anni cinquanta. Si costruiscono, poi, altri edifici per le attività parrocchiali, due Seminari per teologi e filosofi, opere sociali, giardino d'infanzia ed asilo .

Il primo seminario adiacente alla parrocchia di São Sebastião viene aperto nel 1972 ed è acquistato un terreno dove si costruisce una casa per ritiri spirituali. Dal 1984 è costruito l'aspirandato, nel quartiere di Petrópolis. Sempre dagli anni '80 comincia l'attività pastorale nel quartiere di Japiinlandia e dagli anni '90 nell'Area Missionaria Jorge Teixeira, poi Cidade de Deus ed, ultimamente, nella XXIII de Setembro. Nel 2000 si conclude la costruzione del Post-Noviziato e Studentato nel quartiere Coroado III, chiamato Ininga. La parrocchia di São Sebastião diventa sempre più centro di animazione per la pastorale sociale, della salute e dei mezzi di comunicazioni. Oggi Manaus è una vera metropoli con quasi due milioni di abitanti.

Geografia della Missione

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La nostra missione, oggi Vice-provincia dell'Amazonas, è situata nello Stato omonimo, creato per Decreto Imperiale il 5 settembre 1850 ed elevato a condizione di diocesi da Leone XIII con il Documento Ad Universas Orbis Ecclesias, il 27 aprile 1892, smembrandola dalla diocesi del Pará. [Territorio missione]

La più probabile origine del nome Amazonas è ama, valle o bacino e azu, grande: la grande valle idrografica formata dal Rio Mare che nasce insieme al lago Lauricocha in Perù, con il nome di Rio Marañon; ingrossato da diversi affluenti, riceve il nome di Solimões per poi cambiarlo in Rio dell'Amazzoni quando le sue acque argillose si mischiano con quelle del Rio Negro a Manaus, proseguendo poi fino all'Oceano Atlantico.

L'Amazzoni è il fiume più lungo del mondo - se misurato col rio Solimões - e di maggior portata d'acqua, con 6.571 km, superando il celebre Nilo dell'Egitto. Alla confluenza con il Rio Negro ha 12 km di larghezza e più di 200 km nel suo sfociare nell'Atlantico, dove con forza naturale, le acque avanzano per più di 300 km dentro il mare! Solimões, probabilmente, significa fiume dei veleni, ricordando le frecce avvelenate della tribù dei Solimões. [Cartina]

Inizialmente, giunti in questa terra, i Cappuccini umbri si insediano in quattro principali residenze: Manaus, da sempre rimasta punto di appoggio, Tonantins, São Paulo de Olivença e Remate de Males. Da queste località, poi, la loro azione si dirama, portandoli lentamente ad erigere nuove residenze stabili .

Per comprendere meglio il metodo missionario adottato dai primi frati in quelle terre di missione è molto utile la seguente descrizione:

...il processo di territorializzazione pastorale può essere inteso come un processo di appropriazione dello spazio che implica relazione tra luoghi differenziati in cui si muovono i missionari, disegnando tracce ora più dense – nelle stazioni missionarie principali, costruite nei villaggi – ora più leggere – nelle stazioni missionarie secondarie, stabilite nei seringais o nelle vicinanze – e definendo traiettorie in questi dislocamenti.

Le pratiche dei cappuccini sono determinate da oggetti (chiese, nelle stazioni principali; cappelle, nelle stazioni secondarie) che fissano, esibiscono, radicano il territorio di missione come un territorio continuo, e attraverso operazioni (apostolato di civilizzazione e progresso nei villaggi, desobrigas nei serningais e nelle foreste), che includono e rendono questo territorio pastorale come un territorio discontinuo e mobile... .

Frati Cappuccini Assisi