Il 18 giugno 1887 sente per la prima volta la voce di Dio che lo chiama a promuovere il ritorno dei cristiani orientali separati nella Chiesa di Roma. Emette la professione solenne a Padova nel 1888. A Venezia il 20 settembre 1890 viene consacrato sacerdote.
Piccolo di statura, è alto un metro e quaranta, curvo, con l'artrite alle mani e difficoltà nel parlare, è tra i pionieri dell'ecumenismo e un gigante del confessionale. Voleva andare in Oriente per corrispondere alla voce di Dio e per due volte, quando lo mandano a Zara e a Capodistria, crede di poter assecondare il suo sogno. Ma il Signore aveva preparato per lui un campo missionario più esteso delle terre d'Oriente. Richiamato in Italia, dal 25 aprile del 1909 fino alla morte è confessore nel convento di Padova.
Durante la guerra del 1915-18, essendo cittadino dell'impero asburgico, allora in guerra contro l'Italia, dovette trasferirsi esule volontario nei conventi di Tora (Caserta), Nola (Napoli) e Arienzo (Caserta). Nel 1923, dopo che l'Istria e il Quarnaro furono annessi all'Italia, padre Leopoldo fu destinato come confessore a Zara.
Sembrava che la missione in Oriente stesse per realizzarsi, ma la sua partenza aveva inquietato una folla di penitenti che chiesero al vescovo di Padova, mons. Elia Dalla Costa, di far richiamare il piccolo frate.
Padre Leopoldo passerà trentatré anni crocefisso in una celletta di due metri per tre del convento dei Cappuccini di Padova dispensando, fino a dodici ore al giorno, la misericordia di Dio alle anime dei penitenti. Il suo Oriente divenne così ogni anima che andava a chiedere il suo aiuto spirituale. Lo capisce anche lui che finirà per dire: «Il mio Oriente è qui, è Padova».