Giovedì 01 Settembre 2011 00:00

La fama del prodigio operato da N.S. della Fortuna si era diffusa per la città, era passata di casa in casa, come il fremito degli alberi quando il vento traversa la foresta.
I Genovesi si affollano verso la Darsena: nasce l'idea e quasi il bisogno di esporre il nuovo simulacro alla pubblica venerazione, trasportandolo in luogo onorato e sacro. Ivi presso sorgeva l'antico tempio di S. Vittore, glorioso per la sua antichità, sendo che certamente venia fondato prima dell'anno mille e uno dell'era volgare. Reggeva allora la cura parrocchiale di S. Vittore il Rev. Orazio Pizzarello genovese, protonotario e dottore in Teologia.
A lui si presentano in nome del popolo i già nominati marinai Battista Busalla e Marco Pastorino per chiedergli se avrebbe acconsentito che si portasse nella sua chiesa la miracolosa imagine di Nostra Signora della Fortuna. Piacque al Priore il divisamento del popolo e volentieri accondiscese alle loro domande, addimostrandosi anche dispostissimo a far quanto altro mai giovasse ad un fine così santo.
(Cfr. Breve Narrazione Storica…, pagg. 20-21).
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