Venerdì 01 Ottobre 2010 00:00
"Mi rifiuto" o "mi riciclo"?
Ricordate la barzelletta del bambino che entra in casa correndo: "Papà, papà, è arrivato l'uomo della spazzatura" - "Digli che non ne vogliamo, siamo già pieni"! E ci stiamo riempiendo sempre di più.
Dicono i toscani: "Porco pulito non fu mai grasso", ma è altrettanto vero che i rifiuti, derivati diretti del consumo, sono diventati talmente scomodi ed ingombranti che nessuno li vuole; anche se, grazie all'italica arte di arrangiarsi, c'è sempre chi riesce a trarne profitto.
Quanto è difficile essere come il sole, che splende sul letamaio senza inzaccherarsi!
A questo punto la parola d'ordine è riciclare. L'Italia si sta avviando, ma tanti nostri comuni sono ancora turbati dall'amletico dilemma: "Mi rifiuto o mi riciclo?". Altri giocano a scaricabarile, così che tante discariche sono come le coscienze: "pulite perché mai usate".
Mi ritorna in mente l'amara profezia del capo Seathl, della tribù indiana Duwamish, contenuta in una lettera scritta al presidente degli Stati Uniti, Franklin Pierce, nel 1855: "Morirete sepolti sotto ai vostri rifiuti".
Non so se il saggio Seathl, vivendo ai nostri giorni, si sarebbe riferito solo alle discariche, o anche ad altri generi di spazzatura, tipo televisione, carta stampata, politica ecc…, ma le sue parole continueranno a pendere come una spada di Damocle sulle nostre teste finché il sole continuerà a risplendere "sulle sciagure umane".
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