Frate Indovino Maggio 2010

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Almanacco Frate Indovino Maggio 2010

 

Non c'è più sordo di chi non vuol sentire

"A proposito di politica… ci sarebbe qualcosa da mangiare?". Il grande Totò sintetizzava così il problema. Sarebbe come dire: "Ma che hai tempo da perdere?". Come hanno perso tempo quei poveri diavoli quando hanno definito la classe politica una casta, che poi, scorrendo le righe, tutto si è rivelata meno che "casta".

Uno dei principi inviolabili del diritto romano suonava così: "Il bene pubblico sia la suprema legge". Poi, rotolando lungo il torrente della storia, questa pietra angolare dell’umana convivenza si è arrotondata, rimpicciolita, deformata, e che cosa ci ritroviamo tra le mani? Lo dice in modo plastico la sapienza popolare: "Chi ha il mestolo in mano, lo rigira come vuole"; "ognuno tira i carboni sotto la sua focaccia"; "chi maneggia il miele si lecca le dita"; "non c’è più sordo di chi non vuol sentire", e via dicendo.

Due persone di indubbia competenza ci ricordano: "I politici sono uguali dappertutto: promettono di costruire i ponti anche dove non ci sono i fiumi" (Chrušcëv); "In politica bisogna sempre seguire la retta via, perché si è sicuri di non incontrarvi mai nessuno" (Bismarck).

Interessante la distinzione tra l’uomo di stato e il politico: "Un uomo di stato è un politico che mette se stesso a servizio della nazione; un politico è un uomo di stato che mette la nazione a suo servizio" (Pompidou); o, in altre parole: "Un uomo di stato pensa alle prossime generazioni, un politico pensa alle prossime elezioni" (Clarke).

E il popolo? Ci viene in aiuto ancora l’antico adagio: "Vulgus vult decipi, ergo, decipiatur!" (La gente vuol essere imbrogliata, ed allora lo sia!) .


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