Lunedì 01 Febbraio 2010 00:00
Lasciala andare
"Mi piace la televisione, soprattutto perché la puoi spegnere facilmente" (Robert Mitchum).
Ma non la pensano così i milioni e milioni di consumatori che ogni giorno affollano certi "prodotti" irradiati dai teleschermi: giochi a quiz, intrattenimenti, varietà, reality, festival, fiction, concorsi di bellezza e di ogni altro genere, dentro a scenografie da sogno, con contorno di attori, attrici, presentatrici, soubrette, prezzemoline (e prezzemolone), veline, e tutta la folla che gira attorno al mondo dello spettacolo, compresi i "paparazzi" (o fotografi d'assalto) che ogni tanto combinano qualche guaio…
Da più parti si lamenta l'inconsistenza e la pericolosità del messaggio che scaturisce da questi pulpiti, che la vita vera non è quella illuminata dalle luci della ribalta, che solo nelle fiabe tutto appare d'incanto, che il divismo è "alienazione di massa", che è scandalosa la popolarità (ed i compensi) di cui godono i protagonisti dello spettacolo a confronto dell'anonimato, di studiosi, ricercatori e scienziati… C'è l'audience, c'è il successo di pubblico che mette tutto a tacere.
Si dice che "il mondo è fatto a scale, c'è chi scende e c'è chi sale", che l'esistenza "è uno spettacolo di guai, vieni, sorridi, paghi e te ne vai", che "la televisione crea l'oblio", aiuta a dimenticare (Jean-Luc Godard).
Anche il filosofo Seneca diceva che "la vita è una commedia", ma aggiungeva: "Non importa quanto lunga, ma come è recitata".
Fa un po' pena constatare che spesso si vive come quando si getta la rete in mare: tiri la rete e ti sembra gonfia, piena, poi quando esce dall'acqua la vedi irrimediabilmente vuota.
Ma queste sono cose troppo serie. In un Paese di "brava gente" come il nostro, "finché dura… fa verdura".
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