Giovedì 01 Aprile 2010 00:00
Pubblicità "anima del commercio" o "commercio dell'anima" ?
"Anima del commercio" (H. Ford) o "commercio dell'anima" (M. Marchesi)?
In effetti il processo alla pubblicità, iniziato qualche secolo fa, sta ancora in piedi e continua ad arricchirsi di nuovi capi d'accusa; non solo in termini di soldi ("cara pubblicità, quanto ci costi!"), ma anche di valori (solo inutili prodotti di consumo, la vita in una bibita, in una brioche, in un sorso di niente), di razionalità, di deformazione dello spirito critico, di manipolazione dell'inconscio, di colonizzazione dei cervelli; e per di più, attraverso un ampio uso di stereotipi, quali sesso e violenza, che fanno dire a G. Bernanos: "I motori portanti di una scelta pubblicitaria sono i sette vizi capitali".
Ma sembra che la pubblicità aggressiva, quella a colpi di spot, di martellamento ossessivo, di violenta maggiorazione audio sul televisore, stia segnando il passo: il "consumatore", insomma, non se la sente più di farsi "consumare"; sta optando per una pubblicità meno seduttrice e più informativa.
Addio dunque ai "caroselli" di vario tipo, agli "uomini del monte", ai "mulini bianchi" e alle "valli degli orti"… tutti scrupolosamente al naturale. (Come faremo la sera senza questi addormentatori del comune buonsenso?).
Non voglio comunque creare allarmismi. Sono profondamente convinto che ci sarà sempre chi riuscirà a creare delle nuove formule che continueranno ad aiutarci a coniugare l'inutile con il dilettevole.
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