Montemalbe, luogo solitario e boschivo ad ovest della città di Perugia, dista circa 10 Km. dal centro storico del capoluogo umbro. Incerta l'etimologia che comunque ne descrive il carattere aspro e submontano. Questo ambiente solitario e boschivo, favorì un fiorire di vita eremitica manifestatasi in principio da una minuscola chiesa dedicata a santa Caterina Vergine e Martire, officiata prima da religiosi comuni, poi dall'Ordine dei Monaci Cistercensi e quindi dai Cappuccini. Il primo nucleo conventuale sorse dall'impegno di padre Bernardino d'Asti, che ebbe dall'Ordine l'incarico di creare alla periferia di Perugia un luogo ove i Frati Cappuccini potessero mettersi al servizio del popolo di Dio.
Fu così che il 7 maggio 1535 il consiglio dei "Magnifici Domini Priores" perugini (sulla scia di consensi suscitati dal Religioso a seguito delle sue prediche infiammate di amor di Dio) accolse la richiesta dei Cappuccini e li autorizzò ad erigere un convento sul Montemalbe. I Cappuccini presero la prima dimora in questo convento il 18 ottobre 1535, anche grazie al fattivo contributo del benefattore "Antonio berrettaio" e dedicarono la chiesa a San Giuseppe sposo di Maria Vergine. "L'abitacolo poverello" inserito nel contesto paesaggistico di Montemalbe fu subito apprezzato sia dal popolo sia dalle autorità civili, nobiliari e religiose, tanto è che anche Papa Paolo III, nel settembre 1542, fu accolto per una visita dalla fraternità.
Dal 1575 l'edificio divenne luogo di noviziato mantenendo la stessa funzione sino al 1966. Perduto e riacquistato nella soppressione degli Ordini religiosi, decretata da Napoleone Bonaparte, il convento, molto bisognoso di restauri, fu ampliato e quasi rinnovato affinché meglio rispondesse alle esigenze dell'accresciuto numero dei religiosi. I lavori di "ricostruzione" ebbero inizio nell'agosto del 1859 e terminarono nell'aprile del 1860. L'opera fu possibile per il generoso contributo di molti benefattori perugini fra i quali il Card. Pecci, Vescovo di Perugia, poi Papa Leone XIII. Durante l'ultima guerra mondiale le sue mura prestarono ricovero a tante famiglie perugine ed offrirono salvezza a molti giovani ricercati dall'esercito tedesco che, durante la sua ritirata, andava a caccia di uomini. Al passaggio del fronte di guerra, nel giugno 1944, il convento fu colpito, tra tetto e finestrone del coro, da una granata che provocò seri danni. La struttura architettonica odierna, tranne il forte ritocco sull'ala che fiancheggia il coro, conserva fedelmente le linee del 1860.



