Convento OFM Cap Città di Castello

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Santuario della Madonna di Belvedere

Il Santuario della Madonna di Belvedere fu edificato negli anni 1668-1684 per ospitare la statua della Vergine prima venerata nella Chiesa di S. Maria di Caprano. Le fonti documentarie attestano dell’esistenza della Chiesa di S. Maria di Caprano già dal XIII sec. mentre della statua ci informa la relazione fatta nel 1594 dal Visitatore Apostolico Mons. Fabio Tempestini che la definisce simulacrum terreum sed pulcherrimum (immagine di terracotta ma bellissima).
La Madonna, che poi si chiamerà di Belvedere, dovrebbe esser stata collocata sull’altare della Chiesa di Caprano, però, in una data di certo più antica, visto che nel 1594 S. Maria di Caprano era ormai abbandonata perché lontana dalle case dei coloni. Mons. Tempestini ordina difatti al rettore il ridimensionamento della Chiesa, però, ammirato dall’immagine della Vergine ordina pure che la statua della Madonna coloribus reformetur (che la statua della Madonna sia restaurata nei colori).

Non tanto tempo dopo, nel 1665, come narra il Muzi nelle "Memorie Ecclesiastiche di Città di Castello": «accaddero tali e tanti prodigj per mezzo di questa sagra Imagine, che il di lei culto e venerazione si destò anche nei paesi remoti». I fatti di Caprano si diffusero nelle regioni vicine delle Marche, della Romagna, della Toscana e pellegrini arrivavano da Perugia, Roma e persino da Pavia e dal Regno di Napoli. L’allora Vescovo di Città di Castello, Francesco Boccapaduli, dopo una prima fase di prudente indagine su tali fatti, approvò la costruzione di un Santuario, sul colle di Belvedere, degno di albergare la miracolosa Immagine di S. Maria di Caprano. Il disegno fu attuato dall’architetto tifernate Antonio Gabrielli, lo stesso che progettò il Teatro degli Illuminati, e dal suo allievo Nicola Barbioni. L’entusiasmo e la fede soprattutto dei Castellani, ma anche dei molti pellegrini, fecero affluire tante offerte che in breve tempo nel 1684 si poté completare la costruzione iniziata nel 1669.

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Tra i pellegrini di eccezione c’è da ricordare Santa Veronica Giuliani che nel Diario annota la sua devota visita alla Madonna di Belvedere, avvenuta nel luglio del 1677. Il Capitolo Vaticano nel 1703 decise di ornare con una corona d’oro le statue della Madonna e del Bambino, a riprova della diffusione del culto alla Madonna di Belvedere. Narrano le fonti che la sera del 10 novembre 1703, insieme all’Abate e ai cappellani del Santuario, trasportarono l’Immagine dal Belvedere alla Cattedrale, per la sua incoronazione, tutti i frati cappuccini della zona: i frati cappuccini dei conventi di Citerna, di Montone, di Borgo e dei due conventi di città di Castello. Verso la fine del Settecento il Santuario visse momenti difficili con il terremoto del 1789, che provocò la caduta della cupola, e con il passaggio, nel 1798, dei soldati francesi, che misero a soqquadro tutto, rubando le due corone d’oro, gli ex voto «per grazia ricevuta» ed altri oggetti preziosi.

Passata la tempesta, nella prima metà dell’800, due grandi Vescovi, Mons. Mondelli e Mons. Muzi, si prodigarono per la ricostruzione del Santuario. Nel 1996, fu affidato dal Vescovo Tomaso Pellegrino Ronchi ai Cappuccini della Provincia umbra permettendo di realizzare il loro antico desiderio di servizio e di amore alla Madonna di Belvedere, come testimoniano le fonti d’archivio. I documenti e le cronache attestano la loro presenza presso il Santuario in occasione di numerose missioni popolari e per l’assistenza spirituale alla Confraternita dei Contadini che qui ebbe la sua sede fino agli inizi del ’900. Nel 1997 è stata ristrutturata la canonica, dove attualmente risiedono i cinque frati della Provincia Serafica che formano la fraternità cappuccina della Parrocchia Santuario S. Maria in Belvedere.

Poi, durante gli anni 2003-2007, sono stati portati a compimento i lavori di restauro dell’intero complesso monumentale che ha così riacquistato il suo antico splendore e con la sistemazione del viale perimetrale, terminato nella primavera del 2009, corrisponde oggi più decorosamente alle attese dei suoi numerosi pellegrini e visitatori. Il Tempio, coperto da una maestosa cupola, sistemata tra due eguali e maestosi campanili, è costruito a croce greca e richiama quello della Madonna di San Luca a Bologna. Lo stile è prettamente barocco, con sovrabbondanza di stucchi che riproducono la maggior parte dei santi tifernati (i santi patroni della città Florido e Amanzio; san Ventura martire; san Donnino eremita; san Crescenziano; la beata Margherita). Dinanzi all’ingresso si erge un portico semicircolare e varcata la porta si ammira la preziosa bussola intarsiata del 1883.

Entrando a destra si vede la cappella di San Vincenzo martire, dipinta da Gian Ventura Borghesi; a sinistra invece c’è la cappella delle anime purganti. Dei quattro peducci della cupola, i due che si presentano di faccia sono di Petruccio Perugino, gli altri due sono uno del Matteucci e l’altro di Mattia Battini. Sopra l’altare maggiore, infine, in una nicchia ovattata di stoffa rossa, domina la prodigiosa Immagine della Madonna di Belvedere, vestita di un abito di seta bianco ricamato e di un mantello azzurro, con lo sguardo tenero rivolto al Bambino Gesù dormiente sopra le sue ginocchia.

Frati Cappuccini Assisi