Il 22 luglio 1693, a venticinque anni, Pietro indossa l'abito cappuccino nel convento della Palanzana di Viterbo assumendo il nome di fra' Crispino. Dopo l'anno di noviziato dimorò fino al 1709 in vari conventi del Lazio (Tolfa, Roma, Albano, Monterotondo) dove vi eserciterà gli umili e gravosi uffici di cuciniere, infermiere e ortolano.
Dal 1710 è trasferito nel convento di Orvieto come questuante. Il suo peregrinare per le campagne orvietane durò quasi quarant'anni con due sole brevi interruzioni che lo portarono per alcuni mesi a Bassano e a Roma.
Di animo sereno e festoso si rese caro a ogni genere di persone. Prelati, nobili e dotti sollecitarono il suo consiglio, Papa Clemente XI ne amava la conversazione.
Favorito di carismi straordinari e di poteri taumaturgici sollevò, materialmente e spiritualmente, tante miserie umane. Scrisse anche molte lettere di esortazione e di conforto.
Vi sono poi molti aforismi attribuiti a fra' Crispino per mezzo dei quali egli scherzava allegramente su fatti e situazioni spesso penose, con un inesauribile senso di humour. A un tale, dispiaciuto di dare in elemosina una fiasca di vino buono, fra' Crispino dice: «Eh, che vuoi fare il sacrificio di Caino?».
Fra' Crispino non ammetteva nella sua vita le mezze misure, i compromessi. Esigentissimo con se stesso, aveva il coraggio evangelico di chiedere molto anche agli altri e particolarmente ai suoi confratelli.
Voleva che la vita religiosa fosse impegnata, austera, ricca di opere buone, lievitata da un continuo e dinamico fare penitenza.